Le origini e la mission
“Meglio aggiungere vita ai giorni, che giorni alla vita”
– Rita Levi Montalcini
Le volontarie
e i volontari
Le volontarie e i volontari sono parte integrante dell’équipe di cure palliative e ogni giorno, in Hospice Resegone, sono un supporto per la vicinanza, l’accompagnamento e la condivisione di tratti di vita in cui la sofferenza che deriva dalla malattia inguaribile, richiede capacità di ascolto, equilibrio, umiltà, gentilezza, discrezione e consapevolezza. Le volontarie e i volontari sono un collegamento tra paziente, famiglia e équipe di assistenza.
IL tempo delle volontarie e dei volontari è il tempo di relazione. Il tempo di persone che esplorano il mondo dell’altro attraverso la delicatezza di un modo di essere e di fare, si appassionano al bene dell’altro: bene che passa e si sbriciola in cosa da niente. E le cose da niente sono le più importanti della vita.
Un “esserci”, quello delle volontarie e dei volontari, rivoluzionario perché è presenza quando la sofferenza, la perdita di autonomia e la prospettiva della morte, produce rischio di solitudine e isolamento.
Un “esserci” per consentire momenti di normalità, come facilitatori del mondo relazionale del malato, come supporto e condivisione emotiva in relazione alla malattia inguaribile, un ruolo sociale.
Il valore del tempo nelle Cure Palliative (G. Costanzo – Vidas)
Esistono condizioni della vita in cui il tempo appare come un nemico con cui è difficile convivere. Tempo che finisce e inevitabilmente spaventa, tempo che rimane e improvvisamente appesantisce. Tempo da vivere, ultima risorsa con cui affrontare la paura della fine e il dolore che invade il corpo e offusca la mente.
È difficile parlare del tempo nelle cure palliative e altrettanto strutturarlo in modo da donare spazi di serenità compatibili con le preoccupazioni del malato. La transizione temporale del paziente in cure palliative è traumatica e confusa, ma può lasciare spazi per cogliere i lampi di bellezza che la compagnia e la vita continuano a offrire all’essere umano. Il tempo in Hospice, dunque, è prezioso e possiede un valore inestimabile. È tempo guadagnato alla vita, alla malattia, alla sofferenza, all’isolamento. È tempo dotato di significato, permeato di una domanda di senso che trova risposta nell’incontro con l’altro che accompagna e cura il malato: l’operatore, il volontario, il familiare. “Il tempo è come il tessuto su cui occorre disegnare una creazione”, scrive Luigi Giussani. Nelle CP può essere considerato come uno spazio da riempire sapientemente, in cui l’attività svolta in compagnia può tradursi in “festa”, la mano che accarezza può esprimere sostegno e lo sguardo che accoglie può offrire forza. Il malato di fronte alla drammaticità del tempo che finisce, attraverso l’alleanza di coloro che sono impegnati professionalmente e affettivamente nell’evento, può riscoprire così il bisogno di un significato che caratterizza il percorso di accettazione del proprio stato. “L’uomo – ha scritto Dietrich Bonhoeffer – comprende sé stesso a partire dal proprio limite”.
Anche coloro a cui sono rivolte le attività diversionali sono spesso persone che non hanno più tempo. Le attività proposte, la compagnia offerta, sono infatti atti che non possono mai perdere di vista la dimensione soggettiva di ogni paziente, affinché il tempo “ultimo” si prefiguri come esperienza dotata di valore individuale, offrendo la possibilità di liberare le paure e il desiderio di vita che animano ogni paziente. Il tempo può diventare così proposta che valorizza la persona e la sua storia, superando definitivamente la concezione secondo la quale nulla si possa fare per un paziente morente. Se le ore passate insieme si arricchiscono di umanità, il tempo cambia forma, propone valori e diventa uno spazio in cui c’è ancora molto da fare. Non un tempo che confonde, che “guarisce”, che sconfigge la morte, ma attimi di condivisione che celebrano l’individualità e la dignità di ogni malato, riconoscendole e valorizzandole affinché possa esserci vita fino all’ultimo istante.
Le parole delle volontarie e dei volontari
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Nasce nel 2023 e definisce il “non luogo” delle volontarie che danno vita a una “fabbrica” di volontà che immagina, crea, progetta e realizza con una manualità straordinaria piccoli oggetti, pensieri e disegni. Tutte le creazioni si possono trovare, facendo anche donazioni responsabili, in occasione di celebrazioni connesse con le cure palliative.
Se desideri unirti a La Fabbrica di volontà, se vuoi donare oggetti o anche organizzare una raccolta di donazioni per ACMT con la Fabbrica di volontà, non esitare e scrivici a: volontari@acmtlecco.org
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È l’organo di consulenza del Consiglio Direttivo e ha il compito di collaborare alla formulazione e alla realizzazione delle iniziative culturali e di sensibilizzazione di ACMT. Il comitato offre proposte e pareri in ordine al contenuto etico e scientifico dell’attività dell’associazione in armonia con i fini statutari.
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